10 Vincere la balbuziePresentazione di Aldo Maria Fontana
Introduzione di Oskar Schindler
Introduzione di Carlo Lenti

Recensione

Vincere la balbuzie? Oggi è possibile.

Vincere la balbuzie, di Renzo Rocca e Giorgio Stendoro, edito da Armando Editore, Roma 2002, si occupa non senza fatica del problema Balbuzie. Il testo offre non solo un innovativo metodo di trattamento del disturbo basato su principi neurofisiologici, ma affronta per superarla, questa sottovalutata inabilità da molti validi punti di vista. Partendo dalla storia della Balbuzie e delle sue svariate forme di terapia nei secoli, i due autori illustrano le cause e le conseguenze della Balbuzie sul piano anatomico e fisiologico, tenendo presente come quadro di riferimento gli aspetti psicologici, relazionali e sociologici del disagio. Gli autori, capiscuola dell’Istituto di Psicologia Clinica Rocca-Stendoro, sono studiosi a livello internazionale di due importanti aree di ricerca: la Procedura Immaginativa e la Balbuzie. Si occupano di quest’ultimo problema dagli anni ’80 negli U.S.A., e nel 1989 hanno introdotto anche in Italia il metodo “Stendoro-Rocca” per il controllo fisiologico e definitivo della disfluenza.

La balbuzie è conseguenza di un "laringospasmo", cioè di una forte contrazione della muscolatura della laringe che regola il grado di apertura delle corde vocali, impedendo la normale vibrazione che permette un’armonica emissione dei suoni.

Questo specifico disturbo appare nel bambino in età prescolare, e determina una serie di atti comunicativi e comportamentali di compenso, di sinonimi, di giri di parole, di sostituzioni di suoni e di comparsa di movimenti incontrollati del volto e dell’intero corpo. Pertanto non riuscendo a superare la balbuzie, la persona vive complesse dinamiche di sofferenza e frustrazione che inevitabilmente influenzano negativamente il funzionamento della sua mente. Il balbuziente è spesso costretto a fare delle scelte di vita personali e sociali controllate dalla difficoltà di negoziare con la parole l’esperienza delle varie situazioni che incontra nella vita di ogni giorno. In modo congruente, Renzo Rocca e Giorgio Stendoro hanno integrato la tecnica fisiologica di acquisizione della fluenza con il sostegno psicologico che si poggia su una dinamica di piccoli gruppi di balbuzienti e di operatori con competenze multidisciplinari. L’interazione tra operatori e balbuzienti in un continuo rapporto d’incontro tra il sociale e l’individuale favorisce l’accesso all’uso corretto della propria voce. La casistica riportata nel libro, evidenzia, a distanza di anni dal trattamento, l’80% di risoluzione definitiva del problema in un gruppo di persone appartenenti a diversi contesti sociali che vanno dagli 8 ai 78 anni di età e informa come sia cambiata in senso migliorativo la loro vita attraverso scelte personali e professionali. La ricchezza e la corposità di Vincere la Balbuzie (con la tecnica “Stendoro-Rocca”) permette una guida informativa particolarmente utile per genitori ed insegnanti, ed un valido manuale specialistico per medici, psicologi e logopedisti.

 

 

Aldo Maria Fontana
Libero docente, Facoltà di Medicina - Università degli Studi di Torino

Ho letto il libro “Vincere la balbuzie” di Renzo Rocca e Giorgio Stendoro: mi ha molto interessato e lo considero un lavoro di grande impegno; la cosa non mi sorprende trattandosi di una loro produzione.

Ecco un mio pensiero in proposito: Ricordo quando nel 1990 ascoltai per la prima volta il seminario di Giorgio Stendoro sugli studi della balbuzie, che, nel corso degli anni, ha dato origine a questa opera innovativa. Sembrava più una impegnata argomentazione fra amici, agli inizi; poi la cosa si fece sempre maggiormente interessante, fino a che, leggendo il loro libro, mi resi conto di aver avuto modo di familiarizzare con una visione d’insieme esplorante le nuove prospettive di terapia per vincere la balbuzie. L’aver contribuito alla stesura del testo su alcuni aspetti classificatori anatomo-fisiologici dell’apparato vocale, organo effettore della fonazione, mi procura gran piacere. Questo libro, che focalizza la realtà del balbuziente, mi pare abbia ovviato ad una carenza che ho potuto constatare nell’attuale formazione di quella parte di studenti di Medicina o di Psicologia che desidera dedicarsi alla terapia pratica di questa complessa sofferenza umana. Per coloro che comunque non avvertono questa esigenza, il libro ha un suo preciso compito che è quello di offrire una descrizione sulla fisiologia, sulla dinamica di gruppo, e sulla ricerca sociale che permetterà di comprendere le teorie esposte da quelli che si sono dedicati a queste ricerche. Il testo, mi pare, si rivolge ad un gruppo molto ampio di specialisti ed esplica, con precisa chiarezza, il metodo personale, la teoria ed il trattamento per vincere la balbuzie.

Tutte le vicende umane sono intessute di espressioni verbali come se il mondo delle relazioni fosse una realtà linguistica a cui il balbuziente, suo malgrado, deve sottomettersi se vuole comunicare in modo articolato, con i suoi simili. Per questo i due autori hanno integrato la tecnica fisiologica con un sostegno psicologico organizzato su una dinamica di gruppo formato da balbuzienti ed operatori competenti in tecniche multidisciplinari. Il gruppo, orientato secondo la metodologia della Procedura Immaginativa, nel suo movimento progressivo ha una funzione socializzante ed una sollecitazione psicologica. L’uno si definisce in rapporto all’altro. In questo luogo privilegiato si forma una dinamica emozionale che consente, in uno spazio ed in un tempo di 17 giorni, di “fare esperienza” corretta della parola che progressivamente romperà in forma stabile la difficoltà di incontro con l’altro.

E per dare un senso ancor più compiuto di quanto non si derivi dalla lettura del libro, sulle capacità umane e creative di Giorgio Stendoro, mi piace riportare, in parte le parole di Renzo Rocca pronunciate al termine di quel seminario: “siamo grati al dr. Giorgio Stendoro per questo incontro e per il suo pensiero attento, esigente e predisposto a vedere al di là di ogni riflessione razionale le “cose” che accadono intorno a lui. Quindi, in definitiva, a rapportarsi con consapevolezza e pienezza nelle profonde emozioni dell’universo che lo circonda”.

 

 

Oskar Schindler
Direttore dell’U.O.A.D.U., Audiologia-Foniatria, Università di Torino

La balbuzie è una turba del flusso verbale: si tratta pertanto di un capitolo particolare delle disfluenze della parola. L'eseguire una catena finalizzata e coordinata di atti motori (o prassia) è abilità dipendente da molti fattori, i principali dei quali sono da attribuirsi alle strutture e alle funzioni del sistema nervoso extrapiramidale e, topograficamente, del cervello intermedio (mesencefalo, diencefalo, archipallio e paleopallio). Il parlare fluente è abilità che si conquista gradualmente, non prima del terzo anno di vita, e si può perdere momentaneamente per ragioni fisiologiche o fisiopatologiche, oppure, anche in modo definitivo, può non essere raggiunta o ristabilita per fattori patologici; il confine fra disfluenze fisiologiche e patologiche è molto labile e incerto. La balbuzie è un capitolo disomogeneo di diverse disfluenze possibili che compaiono di norma dopo i 6-7 anni (prima, per accordo internazionale, si parla solo di disfluenze) e comunque sia in età evolutiva, che in età adulta o senile: è definita come disfluenza caratterizzata da ripetizioni e prolungamenti di fonemi o sillabe, o di pause tese uditivamente o visivamente rilevabili (condizione necessaria ma non sufficiente), accompagnata da disagio emotivo o sentimento negativo. Tale definizione tassonomica e patologicamente concettuale, astratta, va calata sul piano clinico nella realtà del paziente o dell'individuo; sicché il soggetto balbuziente è la persona che ha balbuzie, come sopra definito, in un contesto organico, funzionale, emotivo, sociale particolare con connotazioni o denotazioni fisiologiche e patologiche particolari. Si vuole concordare che genesi e sviluppo della balbuzie avvengano, di massima, secondo lo schema della fig.1

Cause determinanti (esclusivamente organiche, strutturali)
- genetiche - acquisite (prenatali, postnatali, in età adulta o senile)

Cause scatenanti (prevalentemente funzionali, ambientali)
- traumatiche (acute o organiche) - da incongruità, inadeguadetezze affettive - sociali
- da particolarità emotive, comportamenti, ecc.

sintomo disfluenza (ripetizioni, prolungamenti, pause tese)

condizionamenti negativi

balbuzie (disfluenza + sentimenti negativi)

condizionamenti operanti

compensi (revisioni, ripetizioni di frasi, embolofrasie, evitamenti di contatti oculari di situazioni, movimenti ticcosi, ecc.)

altri condizionamenti negativi ed operanti

Fig.1 - Genesi ed evoluzione della balbuzie Si evince pertanto che l'inizio di quello che sarà la balbuzie è da riportarsi alla concomitanza di cause determinanti e scatenanti. La possibilità di intervenire sulle cause determinanti è al momento molto modesta (solo farmacologica?) per cui l'agire immediato ha maggiori possibilità sulle cause scatenanti. Peraltro va esplicitato come la quasi totalità degli interventi terapeutici può agire solo sul sintomo disfluenza, sui suoi condizionamenti, sulle contestualità e sulla persona. Le proposte in campo riabilitativo sono estremamente numerose, ma non sembra che nessuna di esse, vagliata in rapporto alla metodologia, dia risultati validi per ogni caso o comunque validi non per la "opinion based medicine", ma per la "evidence based medicine" (che comunque implica grandi numeri di casistica e di rigore applicativo non facilmente realizzabili nella fattispecie). Diverso è invece l'"outcome", l'esito, che può essere favorevole in numerosi casi, indipendentemente dalle pratiche rimediative attuali (risoluzione spontanea? Risultato del rapporto terapeuta-cliente? Altro che attualmente sfugge?).

E' questa la ragione per cui se ad un protocollo-processo rimediativo proposto ed attuato corrisponde con un numero importante di "outcomes" positivi o comunque di "customer satisfaction" non si vede perché non si dovrebbe praticarlo, senza porsi più di tanto problemi di interpretazione concettuale. È in questo senso che le valide proposte dell'Istituto di Psicologia Clinica Rocca-Stendoro sopratutto in quanto corroborate da successo clientelare meritano attenzione in attesa di tempi che permettano più precise valutazioni. Auguro quindi all'importante volume Vincere la balbuzie un'ampia diffusione come premio ad uno sforzo di presentazione ed attuazione di intervento a sollievo dei balbuzienti, numerosi e non sufficientemente considerati e presi in carico dalla nostra società.

 

 

Carlo Lenti
Direttore Cattedra di Neuropsichiatria Infantile -Università degli Studi di Milano

Per gli Autori, Renzo Rocca e Giorgio Stendoro, “l’obiettivo del trattamento, rigorosamente riferito ad una metodologia, garantisce al balbuziente la capacità di riordinare il controllo della chiusura pre-suono delle corde vocali”. Non si parla dunque di curare ma di apprendere una tecnica che consenta un parlato fluente.

Gli Autori hanno individuato la causa principale della balbuzie in un’origine organica e improntato la loro tecnica all’ottenimento step by step del controllo respiratorio in espirazione del flusso d’aria La tecnica viene acquisita con un trattamento della durata di due mesi con facilità ed ottimi risultati da parte della maggior parte dei soggetti, di qualunque età.

Ma perché cercare un metodo di decondizionamento?

Nella tradizione culturale occidentale, l’uomo trionfa sugli altri grazie alla forza del suo discorso. Ed è proprio in questa tradizione che si incentra il problema balbuzie: sulla comunicazione con l’Altro che è rapporto interpersonale, è relazione, è qualità di vita. Il balbuziente non balbetta mai da solo, ma sempre in presenza di persone.

Nel corso dei secoli fino ai giorni nostri sono sorte e tramontate diverse teorie ( organiciste, psicogenetiche, linguistiche) nel tentativo di spiegare questo fenomeno; ma ancora oggi non se ne conoscono le cause specifiche.

In età evolutiva è comune una balbuzie apparente – fisiologica che compare spesso nel momento di preparazione alla parola, intorno ai 2- 4 anni, ma questa è un disordine del linguaggio temporaneo, manifestazione cioè dell’immmaturità espressiva, della carenza di vocabolario e di incoordinazione dei centri verbo – motori. Il bambino piccolo, infatti, si esercita a parlare per prove ed errori.

La balbuzie effettiva, invece, si delinea dopo i 5 – 6 anni, età in cui il bambino comincia a prenderne coscienza e a preoccuparsene; per lui e per i suoi famigliari diventa un disturbo che crea una serie di complessi espressivi e comportamentali. Soprattutto l’essere balbuziente altera l’equilibrio emotivo dell’individuo, si può radicare nella personalità concorrendo all’automantenimento del problema.

Come sottolineano gli Autori, la costruzione nel tempo di un censore per certe parole o situazioni, investe continuamente la personalità del balbuziente con accumuli di apprensioni ansiose.

Alcuni studiosi sostengono l’eredità emotiva della balbuzie, data una certa frequenza con cui da genitori con disturbi di linguaggio discendono figli con un disturbo nella stessa area: su una fragilità caratteriale – genetica, si innesterebbe la componente proiettiva dei genitori che carica di tensione il momento in cui il bambino comincia ad esprimersi.

In linea con questo pensiero , ma rivedendolo ed ampliandolo, Rocca e Stendoro parlano della balbuzie come un disturbo psico-linguistico che colpisce il soggetto nel suo Essere con l’Altro e prendono in considerazione il fenomeno fisiopatologico del laringospasmo che determina una paralisi pre-suono e ostacola la formazione della parola.

Quindi su una base innata (scelta dell’organo bersaglio quale la laringe per la somatizzazione – e qui si spiega la parte “psico” del disturbo) ed una appresa (laringospasmo , inteso come meccanismo che impedisce l’espressione fluente), gli Autori sostengono l’esistenza nella personalità del balbuziente di una circolarità tra affettività ansiogena e insorgenza continua del sintomo.

La definizione stessa di balbuzie dell’OMS sottolinea l’involontarietà che diventa, per gli autori, l’autopercezione del balbuziente. Questo significa che la gravità del disturbo non è data dall’intensità dei blocchi ma dal modo stesso da parte del soggetto di vivere la situazione balbuzie. La disfluenza diventa invalidante, non solo sul piano dell’eloquio, ma anche sul piano emotivo. In questo senso gli Autori parlano della loro tecnica come collocata sul piano dell’urgenza per affrontare in prima istanza l’alterazione fisiologica della balbuzie.

Vincere il sintomo dunque controllandolo.

La tecnica Stendoro Rocca consente di ri-apprendere una respirazione diaframmatica che previene il blocco delle corde vocali e quindi la fluenza verbale. E questo in una dinamica di piccolo gruppo: in un tale contesto si interviene sull’essere con l’Altro, su quella comunicazione relazionale-empatica che il fenomeno della balbuzie inficia e rende disturbata.

Ovvero all’involontarietà del balbettare, attraverso il controllo espiratorio, si sostituisce la volontarietà del parlato fluente, con tutte le implicazioni emozionali sottese e dal controllo si accede poi alla possibilità di mettersi in gioco e in relazione con l’altro.

Ciò che prima per il balbuziente era una continua oscillazione fra speranza e disperazione, come corde vocali che improvvisamente si serrano e si aprono in modo incontrollato, imbarazzante e doloroso, assume col tempo degli incontri il realistico concetto di possibilità: possibilità di esprimersi fluentemente con un controllo che via via diventa automatico e anche di riacquistare il tempo della relazione con gli altri.

In conclusione si comprende come sia utile acquisire un trattamento d’urto e di breve durata perché il soggetto sia in grado di parlare e in seconda battuta ma non certo per importanza, qualora lo voglia, di ri-pensare liberamente a se stesso. Di decondizionare finalmente e in modo definitivo, quello che a lungo ha condizionato la sua esistenza attraverso l’individualità a due di un rapporto terapeutico.

Rocca e Stendoro non descrivono solo una tecnica, per quanto interessante e basata su una rigorosa metodologia, ma parlano di arricchimento per coloro che l’apprendono e per coloro che la insegnano; parlano di sblocco della profonda, autentica creatività di ognuno, parlano di recupero di una nuova, significativa coscienza di vita.

Allora, per tutto questo, mi pare che il titolo “Vincere la balbuzie” sia un titolo riduttivo.

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